
Il Parco Naturale delle Prealpi Giulie, in provincia di Udine,
istituito dalla R.L. n. 42 del 30.09.1996, si estende per circa
10.000 ettari nei comuni di:Chiusaforte ,Lusevera ,Moggio Udinese
,Resia ,Resiutta ,Venzone .La sede del parco si trova a Resia. Il
territorio del parco si estende tra le prealpi e le alpi Giulie.
Le cime principali sono il Monte Canin (2.587 m), il Monte Plauris
(1.958 m), la catena dei Monti Musi (1.869 m).
Il Parco naturale delle Dolomiti Friulane è un parco regionale che
si estende per 36.950 ettari nei comuni di:
- Forni di Sopra (UD)
- Forni di Sotto (UD)
- Erto e Casso (PN)
- Cimolais (PN)
- Claut (PN)
- Andreis (PN)
- Frisanco (PN)
- Tramonti di Sopra (PN).
Il patrimonio faunistico del parco è piuttosto ricco, grazie
soprattutto alla scarsa antropizzazione del territorio e dalla variabilità
ambientale di questa fascia alpino-montana. E' facile imbattersi
in camosci, caprioli, marmotte, galli cedroni, galli forcelli, cervi,
addirittura nell' aquila reale, e vi è anche una colonia di stambecchi
in continua espansione.
Museo Civiltà Contadina Friuli Imperiale
Il Museo della Civiltà Contadina del Friuli Imperiale è allestito
in un antico centro aziendale agricolo, formato da quattro fabbricati
di epoche diverse, che vanno dal 1700 sino ai primi anni del 1900,
racchiusi in una grande corte con doppio ingresso il tutto articolato
su una superficie di 10.000 mq. All'interno del museo ha trovato
spazio una raccolta di oltre 20.000 pezzi che raccontano e tramandano
ai posteri la storia della civiltà contadina del Friuli orientale
e specificatamente delle Contee di Gorizia e di Gradisca in un periodo
storico che va dal 1500 al 1918, quando tali territori erano soggetti
alla Casa d’Austria.
L'esposizione è divisa in settori, largo spazio è stato dedicato
ai trasporti: carri agricoli (corredati da tutta l'utensileria necessaria
alle varie attività), carriole di vario genere e calessi; una fornita
collezione di aratri di diverse epoche, da quelli primordiali fatti
quasi completamente di legno a quelli più moderni fino al primo
aratro industriale comparso in Friuli nel 1913.
Museo Geologico della Carnia
Ubicato nel palazzo Unfer, in piazza ad Ampezzo, il Museo
Geologico della Carnia fa parte della rete museale della Carnia
denominata CarniaMusei. Raccoglie una grande quantità di reperti
rinvenuti in zona e relativi all’attività evolutiva della crosta
terrestre avvenuta nelle Alpi Carniche in un arco di tempo di oltre
400 milioni di anni.
L’esposizione, al momento ospitata al primo piano dell’edificio,
si compone di una serie di bacheche che conservano un patrimonio
geologico e paleontologico di grande interesse scientifico, costituito
prevalentemente da fossili e rocce.
Pinacoteca Marco Davanzo
Il Palazzo “Angelo Unfer” è sempre stato sede di importanti
e prestigiose istituzioni. Già sede comunale e del Parlamento della
Zona Libera della Carnia istaurato durante la Liberazione e ora
residenza della "Mostra della Zona Libera" e del “Museo Geologico
della Carnia”, ospita al secondo piano del palazzo, la pinacoteca
dedicata al maestro Marco Davanzo in cui è raccolta una parte dell’ingente
opera del pittore ampezzano.
L’esposizione si divide in due sezioni, una permanente in
cui i quadri raccontano tutta la vita del pittore (luoghi dell’infanzia,
ritratti della semplice gente di Ampezzo e della Carnia, paesaggi
del maceratese) ed una in cui i dipinti si caratterizzano per un
particolare tema. Il museo fa parte del Sistema Museale della Carni
AQUILEIA Basilica Patriarcale
La zona museale fa parte integrante del complesso basilicale,
giacché la Cripta degli Scavi e la Cripta degli Affreschi si trovano
al suo interno. La Basilica, risalente nella sua forma primitiva
al 313, ospita al suo interno numerose testimonianze artistiche
delle varie epoche storiche. La più eclatante delle quali è sicuramente
lo straordinario tappeto musivo di 750 mq. di cui si sono appena
conclusi i lavori di restauro. Il mosaico, che è il più vasto in
Europa, occupa la navata centrale e quella di destra. Nella seconda
metà del IV sec. fu edificata una chiesa più ampia, con un Battistero
a forma stellata. Dopo l’incendio attilano, che aveva distrutto
la chiesa settentrionale, fu costruita una chiesa in asse con il
Battistero con pavimento a mosaico. Questa Chiesa ed il Battistero
del V sec. sono il fondamento delle strutture esistenti. In epoca
carolingia, con il Patriarca Massenzio (IX sec.), la chiesa ebbe
una cripta ed un transetto.
AQUILEIA Museo Archeologico Nazionale
Dopo la distruzione secolare che trasformò Aquileia in una
cava di pietre e la diaspora dei suoi materiali presso collezionisti
a Verona (Maffei), a Venezia (Grimani), a Udine e a Buttrio (Toppo)
e in fine a Trieste (Zandonati), per citare i più importanti, le
testimonianze della città che il poeta Ausonio nel IV secolo definisce
moenibus et portu celeberrima, e ancora nonas inter claras Aquileia
urbes, sono ora visibili nella villa Cassis Faraone, divenuta sede
museale nel 1882 per volontà del governo austriaco che provvide
a dar vita al Caesareum Museum Aquilejense.
ATTIMIS Museo Archeologico Medioevale
Il Museo è nato con lo scopo di custodire e presentare le
vestigia e gli oggetti della vita quotidiana dei castelli di epoca
feudale (X-XV sec.) di un ampio territorio lungo la strada pedemontana
che da Cividale del Friuli conduce al Norico. I resti di questi
castelli ancor oggi possiedono notevole suggestione e si pongono
come elementi caratteristici e peculiari del paesaggio. L’opera
è stata condotta con criteri espositivi “avanzati” e accattivanti
che intendono coinvolgere attivamente il visitatore senza rinunciare
ad un’esposizione scientifica e didattica. Nel concepire l’allestimento
è stata sviluppata un'idea di museo lontana da quella che lo considera
luogo di mera raccolta di “cimeli”, ma che più si avvicina a quella
di attivo centro di comunicazione culturale, in continua evoluzione,
a contatto con il fruitore, in cui la didattica assume un ruolo
emergente. Il percorso è stato ideato come un “viaggio all’epoca
dei castelli feudali”.
Loggia del Lionello
Affacciata sulla centrale piazza Libertà, è una loggia pubblica
in stile gotico veneziano, i cui lavori iniziarono nel 1448 ad opera
di Bartolomeo delle Cisterne su disegno dell'orafo Nicolò Lionello
e terminarono nel 1457. Nei secoli a seguire subì varie modifiche
e, a seguito del rovinoso incendio che la distrusse nel 1876, fu
restaurata da Andrea Scala che tenne fede ai disegni originali.
Gran parte delle opere che erano presenti all'interno sono ora conservate
nel museo della città. Fra queste ricordiamo il ciclo di tele della
Serenissima Repubblica di Venezia e la Madonna con Bambino di Giovanni
Antonio de' Sacchis, datata 1516.
Loggia e Tempietto di San Giovanni Di fronte alla Loggia del
Lionello si trovano la Loggia ed il Tempietto di San Giovanni, erette
nel 1533 dall'architetto lombardo Bernardino da Morcote. La loro
realizzazione comportò numerosi problemi, sia sul piano urbanistico
che pratico. L'opera che ne risultò ha un vago sapore brunelleschiano.
La chiesa, inizialmente dedicata a San Giovanni, ora è adibita a
tempietto ai Caduti.
Torre dell'Orologio Sempre nella piazza Libertà troviamo questa
torre, costruita da Giovanni da Udine nel 1527. Alla sua sommità
troviamo i due mori che battono le ore, sculture datate 1850. Immediata
risulta la somiglianza con la più celebre torre di piazza San Marco
a Venezia.
Chiesa di Santa Maria di Castello Da piazza Libertà si prosegue
lungo la salita del Castello, dove poi si attraversa l'arco Bollani,
del 1556, sormontato dal leone di San Marco, e progettato da Andrea
Palladio. Si percorre quindi la Loggia detta del Lippomano, datata
1487. Si giunge così alla chiesa di Santa Maria di Castello, la
più antica della città, costruita in un sito che probabilmente ospitava
già in passato un luogo di culto: alcuni frammenti rinvenuti, tra
cui un Cristo Logos, ne presuppongono la costruzione in epoca longobarda,
anche se la costruzione attuale rivela un impianto romanico, databila
XII secolo. All'interno, l'opera d'arte più importante sono gli
affreschi dell'abside destro, del XIII secolo, raffiguranti una
"Deposizione dalla croce" nel catino absidale, e la serie dei "Dodici
apostoli" nel semicilindro, opera di maestranze provenienti dalla
Baviera. La facciata è stata rifatta da Gaspare Negro all'inizio
del XVI secolo, mentre il campanile, iniziato dallo stesso Negro,
fu concluso da Giovanni da Udine nel 1539. Il campanile è sormontato
da un angelo girevole con l'indice puntato ad indicare la direzione
dei venti e con i suoi 43 metri di altezza, dall'alto della collina
del castello domina la vasta pianura friulana. Alla chiesa di Santa
Maria è addossata la Casa della Confraternita, edificio medievale
restaurato nel 1930.
Il Castello
L'imponente costruzione domina il colle e l'intera città di
Udine. Da tempo immemorabile, certamente antecedente al periodo
longobardo, era presente sul colle un sito fortificato. Dopo numerosi
rimaneggiamenti quest'ultimo fu completamente raso al suolo nel
1511. Il 2 ottobre 1517 fu dato avvio alla ricostruzione, che tuttavia
si protrasse a lungo nel tempo, per mancanza di fondi, vastità e
complessità dei lavori. Questi vennero inizialmente affidati a Giovanni
Fontana, che però lasciò la città rinunciando all'incarico nel 1519.
L'aspetto romano-cinquecentesco dell'edificio, che lo rende più
simile ad una residenza signorile che ad una infrastruttura militare,
è dovuto all'intervento di Giovanni da Udine, che, a partire dal
1547, riprese e portò a termine il cantiere. Altre modifiche interne
furono apportate nei secoli successivi per poterlo adibire agli
usi più vari: carcere, caserma, sede municipale, ecc... Non tutti
lo sanno ma nel castello di Udine è presente una delle sale del
parlamento più antiche d'Europa.
Il Duomo
Per volere del patriarca Bertoldo di Andechs, nel 1236 si
iniziò ad edificare l'attuale cattedrale, allora dedicata a San
Odorico e modellata secondo esempi francescani. Nel 1257 l'edificio
era già adibito al culto; nel corso degli anni vi furono apportate
varie modifiche, finché nel 1335 fu consacrata con il titolo di
Santa Maria Maggiore. Nel Settecento, infine, venne quasi completamente
trasformato. All'inizio del Novecento un restauro ha tentato di
ridare alla facciata una veste trecentesca. Annesso al Duomo vi
è il campanile, costruzione piuttosto tozza poggiante sul preesistente
battistero, iniziato nel 1441 su un progetto di Cristoforo da Milano;
nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto raggiungere in altezza
il campanile del castello, che in quanto posto su di una collina
raggiunge un' altezza molto più elevata, ma sia per l'arditezza
del progetto che soprattutto per la carenza di materiali da costruzione
il progetto fu bloccato ed il campanile assunse l'attuale forma
tozza.
La chiesa di San Giacomo Eretta alla fine del trecento, è
situata nell'antica piazza delle Erbe, oggi piazza Matteotti ma
più conosciuta come piazza San Giacomo, dove ogni sabato si tiene
il mercato.

Palazzo arcivescovile È il più celebre tra i palazzi della
città. Il corpo centrale dell'edificio fu costruito nel corso del
XVI secolo, quando i patriarchi di Aquileia, non potendo più risiedere
in Castello, si cercarono un'altra residenza in città. Nel 1708
il Patriarca Dionisio Delfino chiamò l'architetto Domenico Rossi,
che costruì l'ala con la biblioteca e la scala in ovato, innalzò
il corpo centrale realizzando il portale, ultimò l'ala nord e, nel
1725, le scalone d'onore. Il Palazzo è sede, dal 1995, del
Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, che presenta una
ricca raccolta di sculture lignee, risalenti al periodo che va dal
XIII al XVIII secolo, provenienti dalle chiese della Diocesi. Ma
il Palazzo é noto soprattutto per gli affreschi di Giovanni Battista
Tiepolo, che possono essere considerati l'opera d'arte più insigne
della città. Tiepolo fu chiamato dal Patriarca Dionisio Delfino
nel 1726, per affrescare nello scalone d'onore la "Caduta degli
angeli ribelli", un'opera di gusto tardobarocco, con una tavolozza
ancora scura, ed effetti scenografici ottenuti con rilievi a stucco.
Tra il 1727 ed il 1729 il Tiepolo affrescò nella Galleria gli episodi
di "Agar nel deserto", del "Sacrificio di Isacco", del "Sogno di
Giacobbe", e poi ancora "Abramo e gli angeli", "Rachele che nasconde
gli idoli" e "L'angelo che appare a Sara". In questo ciclo di affreschi
lo stile del pittore veneziano muta rapidamente. La tavolozza si
schiarisce, avvicinandosi a colore e luminosità di un Paolo Veronese.
Rinuncia ad effetti scenografici ancora barocchi, ed inserisce brani
paesaggistici che dimostrano una crescente attenzione per il reale.
Una curiosità: il Tiepolo si autoritrae nella figura di Giacobbe.
Gli affreschi della Sala del Trono (ritratti di Patriarchi di Aquileia)
e della Sala Rossa ("Giudizio di Salomone") sono del 1729. Notevole
quest'ultimo affresco dove, per la particolarità del contenitore
(una sala grande, ma con il soffitto basso) il pittore adotta soluzioni
prospettiche ardite. Il Palazzo ospita anche la Biblioteca Delfino,
istituita nel 1709 dall'omonimo Patriarca, costituita da una piccola
ma ricca collezione: 22.000 volumi, tra cui vari manoscritti e 140
incunaboli. Altri affreschi, attribuiti a Giovanni da Udine, si
trovano nella sala azzurra.